lunedì 23 ottobre 2017
 
 
 
IL PUGILATO
La "noble art" cominciò ad affermarsi prepotentemente a Portici, dopo l'evento del Fascismo che ne fece quasi una bandiera, in quanto meglio di altri sport rispondeva ai concetti di aggressività e di forza virile tipica dell'ideologia del regime. Così, ben presto, la Società Sportiva Portici divenne il centro pugilistico di punta della Campania. Il primo grande pugile porticese fu il genovese Gelso Selvatici che nel 1923 conquistò la corona regionale dei pesi piuma, battendo Fiorentino per abbandono alla prima ripresa. A novembre, Selvatici, spacciò il romano Toti nella riunione al Politeama imperniata sull'esibizione dei fratelli Spalla, mentre a dicembre liquidò Fargnimoli in cinque riprese da cinque minuti. Sfiorò, infine, la partecipazione alle Olimpiadi di Parigi del 1924, in circostanze oscure, l'incontro col sardo Melis. Attorno a Gelso Selvalici ed al manager Franchi si formò una scuderia notevole: il medio Fortunato Summonte, il welter Riccardo Chirici, il leggero Angelo Ciano disposto ad accettare qualunque avversario, i fratelli Lans, i terza serie Grizzuti e Zucco, Barile, Maugeri e la punta di diamante Ernesto Centobelli. Centobelli, romano di nascita ma trasferitosi a Portici dall'età di dieci anni, era basso e tarchiato, ma si acquistò comunque la fama di terribile medio massimo. La sua luminosa carriera conta più di trecento incontri, senza mai scivolare al tappeto. Nel 1924 disputò la finale regionale, finì no contest per "un deplorevole colpo basso" che atterò l'avversario, Talamo. Nella replica, Ernestone annientò Talamo al Secondo round. Conquistò per ben due volte la cintura di campione d'Italia nella categoria dilettanti. Passò poi per brevissimo tempo tra i professionisti, sfidando Raimondo Marigliano, biondino di Pazzigno e rude avversario. Lo incontrò a febbraio ed a giugno del '29 ed entrambe le volte ci scappò il giallo: il match numero uno fu sospeso al quarto round per una ferita al sopracciglio di Centobelli e l'altro al secondo round perchÈ Ernestone era stato accecato dall'ammoniaca spruzzatagli negli occhi, per errore, da un distratto assistente. In quegli anni, contendeva popolarità a Centobelli, Esposito I, cioè Luigi, calzolaio, poi operaio alla Montecatini, si allenava di primo mattino scalando il Vesuvio. Sulla scia di questi campioni, difesero gli allori pugilistici con lusinghieri risultati, un gruppo di giovani locali: King Kong Ciotola, i galli Gammone e Melea, il mosca Mario Albergamo, il massimo Ferraiolo, il welter Nocchetti Avallone, il medio Alfieri, il leggero D'Alessio ed ancora Nocerino, Ciliberti ed i piuma De Martino, Sartario e Langellotti. I matches venivani spesso combattuti gratuitamente, all'aperto o in rare occasioni al teatro Poli. Nella seconda metà degli Anni '20, la noble art visse in Campania opache vicende, ma a Portici resisteva alla grande, come testimonia un articolo pubblicato da "Il Roma" nel 1928 che annunciava una riunione organizzata nell'Arena comunale con 1000 posti a sedere. L'occasione era una sfida tra una rappresentativa porticese ed una romana. Ciano sconfisse Righi, Chirici fu battuto da Rendini, Esposito I cedette contro Di Giacomo, alla fine Ernestone Centobelli ristabilÏ la partita battendo Ginesi. In questa occasione si esibirono anche altri due porticesi: il welter Cuomo ed il mosca Albergamo.
 
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