giovedì 30 marzo 2017
 
 
 
OSSERVATORIO VESUVIANO

 Premessa
.......Il 1631, segna una data fondamentale nella storia del Vesuvio, perchè è proprio in quell'anno che si è dato inizio allo studio sistematico delle sue eruzioni. Fino al  1631, le attività del Vesuvio erano state descritte da letterati e  memorialisti e quasi nulla da indagini di studiosi e scienziati. "L'eruzione del 203-204, per esempio, fu descritta da Xifillino nei suoi commenti alla storia romana di Dione Cassio; e quella del 512 fu descritta da Cassiodoro, e da lui apprendiamo che in quella occasione, re Teodorico, per venire incontro alle popolazioni colpite, diede incarico al prefetto Fausto di ridurre le tasse dei napoletani e dei nolani; e fu anche descritta, quella del 512, da Procopio il quale ci avverte che, in quella occasione, per la prima volta si ebbero colate laviche". Dal 1631, specie per opera dei padri gesuiti, il Vesuvio diverrà oggetto di studi e di osservazioni continue. Molte delle cose che oggi si sanno sul Vesuvio, andarono acquisendosi con l'osservazione attenta di quella ventina di eruzioni che si verificarono nel prosieguo del Seicento e durante il Settecento, descritte con attenta analisi da cronisti ma senza fondamenti scientifici. Delle  centinaia di libri scritti sul Vesuvio,  opuscoli, relazioni e descrizioni, almeno una ventina recano la firma di Sir William Hamilton, che, negli ultimi quattro decenni del Settecento, fu ambasciatore d'Inghilterra a Napoli,  che è ricordato soprattutto per i suoi studi sugli "incendi", che inviava alla Società Reale di Londra.
Ma era ormai tempo che si ponesse fine, per lo studio del Vesuvio, alle iniziative dei volontari, fossero essi padri gesuiti, cronisti o letterati. Sorgerà presto a Napoli, e sarà il primo in tutto il mondo, un osservatorio vulcanologico. Fondatore: Ferdinando II di Borbone.


L'OSSERVATORIO

Della necessità di creare un osservatorio vesuviano, s'incominciò a parlare, da parte di scienziati italiani e stranieri, sin dall'inizio dello scorso secolo, e fu  nel 1806 che l'Accademia delle Scienze di Napoli, ne chiese ufficialmente l'istituzione. Nel 1823, Teodoro Monticelli e Nicola Covello scrissero testualmente: "Se uomini istruiti vegliassero in un osservatorio meteorologico vulcanico a notare tutte le vicende del Vesuvio, la fisica vulcanica ne diverrebbe più estesa e men tenebrosa"; fu il ministro degli interni Nicola Santangelo, in occasione della fondazione, a Napoli, di un conservatorio di arti e mestieri, che riuscì a far entusiasmare il re Ferdinando II a un suo progetto per l'istituzione dell'osservatorio.
Da più parti fu fatto il nome di Macedonio Melloni, scienziato di fama europea che era stato docente di fisica all'università di Parma e che dal 1831 si trovava, per motivi politici, in esilio a Parigi.
Il 4 marzo 1839 Re Ferdinando II approvò la nomina di Melloni a direttore. Si legge nel verbale della seduta del consiglio di Stato: " Il signor Macedonio Melloni di Parma ha offerto i suoi servigi come professore di fisica al Re N.S. ed i più insigni scienziati che vanti oggi l'Europa, fra i quali basterebbe citare un Humboldt ed un Arago, nel rendere al merito di lui solenne e nobilissima testimonianza, lo raccomandarono caldamente alla Maestà Sua. Il signor Melloni, che a giudizio dell'Humboldt, è ora il primo fisico del continente, deve in spezial modo la sua celebrità alle acute ed ingegnose investigazioni sull'elettromagnetismo. E poichè non avvi forse altro Stato che abbia così gran numero di vulcani, o estinti o in attività, sarebbe oltremodo necessario fondare in Napoli un istituto meteorologico, specialmente oggi che il magnetismo terrestre occupa le menti di quanti danno opera agli studi della fisica generale del globo. Anche questo incarico assai utilmente sarebbe affidato al signor Melloni". Il 10 luglio 1839, Melloni prestò giuramento di fedeltà al sovrano.
Insieme con l'architetto Gaetano Fazzini, Melloni dopo una attenta esplorazione delle pendici del Vesuvio, scelse una  località  a 630m.sul mare e a 2200 m in linea d'aria dal cratere: il costone della collina del San Salvatore o Monte Canteroni, un luogo difficilmente raggiungibile dalla lava perchè protetto dal vallone della Vetrana, dal famoso Sciariglio e dalla Fossa Grande. Acquistato il suolo per 130 ducati, furono poi stanziati, il 4 settembre 1841, i fondi per la costruzione dell'edificio, come si legge sulla lapide murata sul frontone dell'Osservatorio:                     

FERDINANDO II REGE
AB INCHOATO EXTRUCTUM
ANNO MDCCCXXXXI

Altri fondi furono erogati per l'apertura della strada che da Pugliano, avrebbe condotto all'osservatorio stesso. A causa delle avversità geologiche, i lavori si protrassero per quattro anni e la cerimonia ufficiale di inaugurazione ebbe luogo il 28 settembre 1845, in occasione del VII Congresso degli Scienziati  a Napoli anche se il documento di consegna fu redatto il 16 marzo 1848. Si erano spesi complessivamente 71.268,68 ducati, ma la palazzina, in stile neoclassico di un bel colore rosso pompeiano, risultò quando mai funzionale, solidissima per i grossi muri rinforzati da rampini di rame, e dotata di strumenti modernissimi per quell'epoca che lo stesso Melloni aveva acquistato a Parigi nel 1847. Sarà da questo osservatorio che verranno studiate ben sette importanti eruzioni, quella del 1858, quella del 1861, quella del 1871-72, quella del 1895-1896, quella del 1906, quella del 1929 e quella del 1944.
Destituito, dopo i moti politici del 1848, per le sue troppo palesi simpatie verso i liberali, Macedonio Melloni si ritirò a Portici nell'attuale Villa Vergara in Via Amoretti, ove morì di colera nel 1854. "La direzione passò nel 1855 a Luigi Palmieri, che la mantenne fino al 1896. Dal 1903 al 1909 direttore fu Raffaele Matteucci, dal 1911 al 1914 Giuseppe Mercalli, dal 1927 al 1935 Alessandro Malladra. Fu poi il turno di Giuseppe Imbò che la tenne fino al 1970".

 
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