martedì 21 febbraio 2017
 
 
 
INDICATORI DI RISCHIO
L'analisi delle fonti storiche sui fenomeni precursori che hanno preceduto l'eruzione del 1631 ha permesso di stabilire che alcune settimane prima dell'eruzione si sono verificati fenomeni precursori avvertiti dalla popolazione, quali terremoti percepiti anche a Napoli e deformazioni del suolo, concentrate nella zona craterica e/o pericraterica. Come precursore a medio - breve termine, è stato osservato l'abbassamento del livello piezometrico della falda superficiale su una vasta area e l'intorbidamento delle acque dei pozzi. Precursori a breve - brevissimo termine sono stati il forte aumento dell'emissione di gas e vapori al cratere, ed i fenomeni acustici e sismici (tremore) che hanno accompagnato la risalita finale del magma verso la superficie.
Nessuno considerò questi fenomeni un avvertimento del Vesuvio che si stava svegliando, come scrive Giulio Cesare Braccini riferendosi all'intorbidamento delle acque nei pozzi:
"Se fossero stati accorti avrebbero da questo solo, quando non da altro potuto prevedere i terremoti che appresso ne seguirono, e salvarsi; sebbene come disse colui: perituri non recipiunt consilia."
Quindi, nonostante l'assenza di qualsiasi strumentazione, furono osservati nel 1631 vari fenomeni precursori, a partire da alcune settimane prima dell'eruzione. Oggi, con i sofisticati strumenti scientifici a disposizione, è legittimo ritenere che tali fenomeni siano avvertibili con anticipo ancora maggiore, come indica anche l'esperienza maturata in varie parti del mondo su vulcani simili al Vesuvio. Le evidenze storiche dell'esistenza di fenomeni precursori e la conoscenza oggi acquisita sulla struttura e storia del vulcano, hanno permesso di articolare il piano di emergenza in varie fasi, in funzione di livelli di rischio vulcanico progressivi. Tali livelli caratterizzano l'evoluzione del vulcano fino all'eruzione e sono definiti da variazioni della sismicità, da deformazioni del suolo, da variazioni del campo gravimetrico e magnetico, da variazioni della composizione chimica e dall'aumento della temperatura delle fumarole, ecc.
I dati raccolti sull'attività del Vesuvio negli ultimi decenni hanno consentito di definire il livello di attività di "fondo" o livello O, caratterizzante il vulcano negli ultimi decenni. Tale livello è rappresentato da assenza di deformazione del suolo, bassa sismicità, assenza di significative variazioni del campo di gravità, valori costanti di composizione dei gas fumarolici e valori decrescenti della temperatura.I livelli di rischio progressivi, fino all'eruzione, corrispondente al livello 6, sono stati definiti per analogia con quanto osservato prima di un'eruzione in altri vulcani simili, in varie parti del mondo, e rappresentano progressive variazioni dei principali parametri rispetto al livello di fondo.
 
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