martedì 22 agosto 2017
 
 
 
PIANO DI EMERGENZA
In base allo scenario eruttivo della massima eruzione attesa al Vesuvio è stato elaborato un piano di emergenza dell'area vesuviana da attivare nel caso di ripresa dell'attività eruttiva del vulcano. Il piano è stato elaborato da una Commissione istituita da Ministro della Protezione Civile con ordinanza n. 2167/9FPC del 5/9/91.
L'eruzione massima attesa se il vulcano riprendesse la sua attività nei prossimi decenni è del tipo di quella avvenuta nel 1631, che è stata quindi assunta come eruzione di riferimento per la preparazione del piano  E' importante evidenziare che l'eruzione potrebbe essere di gran lunga più modesta dell'evento massimo considerato. Poichè è impossibile, con le conoscenze attuali, prevedere prima dell'eruzione la dinamica eruttiva e la quantità di magma eruttato, la decisione presa dalla Protezione Civile è stata quella di considerare, come scenario eruttivo di riferimento per il piano di emergenza, l'evento massimo che potrebbe verificarsi al Vesuvio nel caso di ripresa dell'attività eruttiva.
Lo scenario di riferimento prevede che potranno verificarsi dapprima una serie di esplosioni connesse alla riapertura del condotto, precedute da sismicità intensa, vistoso sollevamento del suolo, formazione di nuove fumarole ed apertura di fratture. Si sprigionerà poi dal vulcano una colonna eruttiva composta da vapore, gas, frammenti di magma più o meno solidificati, che potrà raggiungere un'altezza di una decina di chilometri. Dispersa dal vento, la nube farà cadere una pioggia di pomici e ceneri in una zona sottovento, coprirà strade e tetti, molti dei quali crolleranno, impedirà il funzionamento di alcune reti di servizi e ostacolerà la respirazione. Quando la colonna eruttiva non potrà più sostenere il peso del materiale solido che trasporta, collasserà al suolo generando flussi piroclastici, che avanzeranno lungo i versanti del vulcano ad elevata velocità, distruggendo tutto sul loro cammino.
L'unica difesa da un'eruzione esplosiva del tipo di quella descritta è l'allontanamento della popolazione dall'area a maggior rischio, prima dell'inizio dell'eruzione. Tale area è stata individuata sia utilizzando i dati relativi alla distribuzione dei prodotti dell'eruzione del 1631, sia simulando al calcolatore le diverse fasi dell'eruzione massima attesa. Circa 600.000 persone vivono in quest'area. La decisione di evacuare la popolazione sarà presa sulla base dell'analisi dei fenomeni precursori rilevati dai sistemi di sorveglianza.
Negli ultimi 5 anni evacuazioni tempestive hanno salvato centinaia di migliaia di vite umane; basti citare per tutte le recenti eruzioni del Pinatubo nelle Filippine, del vulcano Usu in Giappone e di Rabaul in Nuova Guinea. Al contrario, decine di migliaia di morti si sono avuti quando le indicazioni dei vulcanologi non sono state seguite, come al Nevado del Ruiz in Colombia nel 1986.
 
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