domenica 17 dicembre 2017
 
 
 
LA CULTURA A PORTICI
 La storia culturale di Portici è profondamente contrassegnata dalla sua condizione ambientale e archeologica. La vicinanza ad Ercolano ha generalmente indotto a considerare la città, sopratutto in età romana, come una promanazione della più autorevole confinante.
La storia, comunque, che si è sinteticamente descritta, dovrebbe aver contribuito a dimostrare che, se i rapporti tra le due comunità furono senza dubbio rilevanti, Portici è sempre stata protesa a conquistare progressivamente una propria autonomia geografica e giuridica.
L’apparente ambiguità della condizione culturale della città rispetto alla confinante risulta, del resto, testimoniata dalla querelle critica che tende, in pieno Ottocento, a rivendicare l’autonomia della contesa scuola pittorica di Portici da quella consacrata di Resina.
Portici si inserisce in un hinterland che sembra confermare il ruolo turistico-culturale  svolto da specifiche realtà geografiche del golfo pertenopeo: dall’area flegrea a quella propriamente sottostante il cratere.
Da luogo di delizie ambientai e di evasioni vacanziere in età romana, ad avamposto feudale della politica regale in età medioevale e rinascimentale, sino alla difficile autonomia conquistata con la confederazione di Resina e San Giorgio a Cremano in età più perspicuamente moderna, la città si avvia nel corso del Settecento a vivere la sua più ardente stagione.
Al duca Elboeuf si deve, in parte, alla riscoperta settecentesca di Portici. La sua imponente villa si segnala, oltre che per l’importanza architettonica, per l’interesse culturale, dal momento che essa può considerarsi, per il suo tempo, uno dei primi, rilevanti musei dell’area vesuviana. In essa, infatti, il duca trasportò reperti archeologici di immenso valore, che egli aveva recuperato dai suoi scavi. Molte statue furono donate al principe Eugenio di Savoia e una parte di esse ancora oggi arricchisce il museo di Dresda.
La villa del duca di Elboeuf, oggi villa Bruno, può ritenersi il prototipo porticese della contemporanea sistemazione urbanistica e culturale. In pieno Settecento quella di Portici si conferma come una storia di ville. Gli stessi Borboni si preoccuparono costantemente di contemplare nel recinto delle loro regali delizie una serie di palazzi e ville di cortigiani, in modo che il quotidiano colloquio intrattenuto nella capitale continuasse inteso nel luogo di vacanza. E nella reggia di portici, in un apposito museo, sullo stile indicato dall’Elboeuf, fu sistemato tutto il materiale ritrovato negli scavi. Al Museo fu annessa l’Accademia ercolanese, istituzione di alto merito culturale.
Il palazzo e il parco, come a Caserta e a Capodimonte, convissero anche a Portici. Il bosco del Gussone, degradante verso il mare, oltre che di alberi e di cacciagione, fu particolarmente ricco di sculture e di fontane. L’antica reggia ospita oggi, come è noto, la facoltà di agraria, una sorta di problematica continuità tra il passato dei pochi ed il futuro dei molti, tra il Mezzogiorno delle delizie e quello dei dolori.
E in questa prospettiva di difficile passaggio tra passato e futuro Portici misura la sua inquieta identità ambientale e antropologica. La città ha, in tal senso, disperatamente tentato di conservare l’immagine felice che ad essa i Borboni avevano impresso.
Un’idea di bel vivere si è così tramandata dal Sette all’Ottocento, facendo della città un luogo fervido di palazzi e di ville, ma anche di storici caffè e teatri.
Oltre il perimetro della città e del mare, si è poi sempre estesa una campana collinare, animata anch’essa da piccoli poderi e villini, che i vari maestri della scuola di Portici aiuteranno a disseppellire. Le vedute di Marco De Gregorio, nato a Ercolano, del barlettese Giuseppe De Nittis, del napoletano Federico Rossano, tutti accomunati da una densa ammirazione per la pittura del Gigante e da un altrettanto forte avversione per quella del Morelli, imporranno l’immagine della città e della sua arte ad una serie di importanti e impreviste interferenze geografiche e iconografiche, di cui si faranno mediatori il toscano Scapigliatura, satura degli umori di un risorgimento combattivo e ribelle. A continuare questa storia nel nostro secolo interverrà un nuovo visionario, ispirato questa volta dalle impennate surreali di El Greco, Luigi Crisconio, “un operaio della pittura, un servo del colore”, come egli amava definirsi.
L’Ottocento è, comunque, un secolo che segnala Portici all’attenzione non solo degli artisti, ma anche dei letterati: dal Mastriani de La muta di Portici al Leopardi dell’inquieto sodalizio con Antonio Ranieri, morto a Portici nel 1888, sino al critico calabrese Bonaventura Zumbini, che al poeta di Recanati dedicò uno dei suoi saggi più felici e a Portici abitò nella strada che gli è intitolata.
Ma quanti altri nomi, dall’Otto al Novecento, si potrebbero aggiungere a questa rapida lista: dal più noto storico della città, il disegnatore e bibliotecario dell’Istituto di entomologia, Beniamino Ascione, a Lorenzo Rocco, letterato e giornalista, il cui figlio Emanuele, aiutato dal fratello Carlo, diresse a lungo il settimanale della domenica “La Gazzatta dei Comuni”, vibrante esempio di quella tradizione periodica vesuviana, che attende ancora di essere globalmente catalogata e riconsiderata.
Mentre l’allievo di Mercadante Franco Campajola dedicava a Diego Rampolla, barone, letterato, cittadino onorario di Portici, un valzer intitolato Portici; mentre Giovanni Porzio, avvocato napoletano nato a Portici, faceva risuonare il suo grido di protesta nelle aule prima giudiziarie e poi parlamentari, la città viveva, tra Otto e Novecento, una delle sue stagioni più fervide.
Un inedito duello di benedetto Croce con Riccardo Carafa d’Andria per un’aspra disputa letteraria, la voce brillante di Enrico Caruso risonante nella dimora patrizia del barone Zezza fanno da suggestivo sottofondo ad una via salottiera e teatrale, che diventerà presto cinematografica.
Il teatro Goldoni cederà così il posto al Cinema Bagno Vesuvio, che dividerà la popolarità con il vicino caffè-concerto. Al caffè Simonetti di Portici, oltre che al Gambrinus di Napoli, siederà, tra i tanti illustri avventori, Gabriele D’Annunzio.
Il Novecento è illuminato da presenze impreviste, quali quelle dell’autore di canzoni napoletane, Francesco Fiore, innamorato di Bellavista, e di Vincenzo Belfiore, collaboratore di E. A. Mario.
C’è poi un giovane che non si può non ricordare, Carlo Santagata, medaglia d’oro della Resistenza, impiccato dai nazisti alla sola età di sedici anni.
La lapide di villa Meola, che ricorda il sacrificio, introduce all’amore ed alla rabbia con cui un rigoroso economista ed un appassionato poeta testimoniarono la loro fede per un futuro più umano. Manlio Rossi Doria, romano, insegnò economia e politica agraria a Portici dal 1949 al 1975; fu lui a procurare un posto di impiegato presso l’Osservatorio di Economia Agraria ad un giovane poeta lucano, sindaco socialista, allievo ed amico di Carlo Levi, Rocco Scotellaro.
Tra Portici e Tricarico, quest’ultimo visse l’estrema stagione della sua vita e a Portici, stroncato da un infarto, lasciò la breve esistenza in un palazzo di via Università n.73.

Vedere morire la cose
Proprio nei giorni di sole
Buoni ai nostri fidanzamenti.
Queste viole sono più vere
Oggi e più vicine di ieri.

Sono versi scritti da Scotellaro nell’aprile del 1953 e fanno da chiusa ideale ad una lunga fedeltà mostrata a Portici dalla napoletana nostalgia di poeti e musicisti: da Salvatore di Giacomo a Ernesto Murolo. Entrambi si fidanzeranno, nella loro cantata poesia, con una Porticese febbrile e carnale, simbolo ricorrente di una femminilità carica di malia.
Che è forse il segreto richiamo di una città-donna, che aspira a ritrovare nella sinuosa voluttà della sua archeologia ed antropologia marina e montana una visione della vita, capace realmente di coniugare l’orto selvaggio degli alberi con l’azzurro spumeggiante delle onde. Un sogno di poeta? Forse solo il desiderio di un uomo, che ha amato Portici da bambino e che vuole, nonostante tutto, serbare nella memoria un volto che più gli somiglia.
 
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