lunedě 23 ottobre 2017
 
 
 
ITINERARIO RELIGIOSO

 CAPPELLA REALE

Antonio Medrano, il 21 giugno del 1739 aveva presentato al sovrano il progetto per la Cappella, che doveva essere edificata in un cortile di servizio presso le antiche scuderie della villa del conte di Palena. Il progetto non fu mai realizzato in quanto il Canevari, che sostituì il Medrano, vi fece costruire il Teatro di Corte. Carlo di Borbone, sovrano di provata fede cristiana, resosi conto dell'assenza di un luogo di culto nella sua residenza porticese, ordinò che il Teatro fosse nuovamente trasformato in Cappella. Consacrata nel 1749, fu dedicata all'Immacolata Concezione, protettrice della Spagna, terra d'origine di Carlo di Borbone. Di rilievo il portale, seppure in uno spazio angusto sotto il portico del Palazzo Reale, che sottolinea in forma monumentale l'ingresso alla Cappella. L'elemento artisticamente più rilevante è rappresentato dalle "Fame" (angeli) che, con la mano sinistra, reggono una tromba, quasi a voler chiamare i fedeli alle sacre funzioni. Le due Fame furono eseguite dallo scultore bolognese Agostino Corsini, il cui intervento nella Cappella è ampiamente documentato a partire dal 1756. All'interno, la Cappella risente, nell'impostazione spaziale, dell'originaria destinazione a teatro. Essa risulta dalla fusione di uno spazio ottagonale e di uno rettangolare destinati ad ospitare, rispettivamente, gli spettatori e il palcoscenico. Nei lati dell'ottagono, disposti lungo l'asse trasversale, vi sono i due altari minori, con due dipinti ad olio che rappresentano "L'estasi di S. Antonio di Padova", a destra, e "La morte di S. Francesco Saverio", a sinistra. Negli altri quattro lati dell'ottagono, in nicchie di marmo rosso, sono situate quattro statue di marmo bianco che raffigurano, rispettivamente a sinistra e a destra dell'ingresso, S. Carlo e S. Amalia, protettori dei regnanti mentre, ai lati del presbiterio, sono poste S. Rosalia, patrona di Palermo, a destra, e S. Gennaro, patrono di Napoli, a sinistra. Queste ultime due sculture rappresentano un chiaro riferimento alle due città più importanti del Regno borbonico. Il presbiterio, a cui si accede attraverso pochi scalini, costituiva l'antico palcoscenico a tre quinte, come testimonia la presenza dei palchetti laterali, destinati alla corte. Sull'altare maggiore troneggia la complessa architettura del baldacchino, realizzata con pilastri e colonne di marmo africano, terminanti con capitelli dorati che sorreggono un'articolata trabeazione. A centro del baldacchino trova posto la statua in bronzo dorato dell'immacolata Concezione, realizzata nel 1756. Sul timpano sono posti tre angeli dorati, opera dello scultore Agostino Corsini, che eseguÏ anche le coppie di puttini danzanti, situati sulle cornici in marmo rosso delle due porte laterali.Ai lati dell'altare maggiore vi sono due pregevoli candelabri in bronzo, eseguiti probabilmente su disegno del Vanvitelli, al quale erano stati richiesti personalmente dalla regina Maria Amalia.
Scheda a cura dell'I.P.S.C.T. "F.S. Nitti" di Portici

 

 LA CHIESA DE' PP. ALCANTARINI AL GRANATELLO

La Chiesa de' PP. Alcantarini al Granatello anche essa è stimata, per essere molto divota, raccolta, ed è servita da un numero ben grande di Religiosi, che accosto ad essa hanno il loro Convento, tenuto con una Religiosa pulizia, in cui vi è una libreria ben fornita, e ricca di libri. La fundazione di questa Chiesa, e Convento, come si ricava da alcune memorie sistenti in detta libreria, successe in questo modo. Nel mese di Maggio 1699. venne in S. Visita in Portici l'Eminentissimo Signor Cardinale Giacomo Cantelmi Arcivescovo di Napoli, e nel tempo della visita fu supplicato, che si degnasse far edificare in Portici, o in Resina, un Convento di Religiosi Scalzi di S. Francesco. Vi acconsentì il Cardinale, e si pensò da principio farlo in Resina: ma non riuscì, per non esservi luogo opportuno, perciò, si voltò il pensiere in Portici, e si elesse un sito vicino al mare nel luogo detto il Granatello. Ivi era un pezzo di territorio di moggia tre in circa, il quale nel 1685. a 11. Aprile era stato comprato da Giovan Camillo Schioppa, e gli aveva venduto Laura Imperato vedova di Marco di Lorenzo per il prezzo di docati 342. per lo Banco di S. Eligio. Morto il Giovan Camillo senza maschi, Anna sua figlia donò questo pezzo di territorio al Provinciale. Indi si comprarono da Religiosi altre moggia due e mezzo da Donato Camporaso per docati 250. a 15 Settembre sopradetto anno per Notar Nicola  Limatola. Si prese il possesso da' Religiosi in presenza di D. Andrea Siliquino Vicario Generale di Napoli, e di Nicola Imperato, ed Aniello Scognamiglio Eletti di Portici. Si fabbricò sul principio un piccolo Conventino abitato da Religiosi di Nazione Spagnuoli, ed i Religiosi, che allora assistevano alla fabbrica, furono alloggiati per carità dal Signor Marchese D. Antonio Mascabruni in un Casino ivi vicino. Indi poi col andar del tempo si fabbricò l'odierno Convento, e nuova Chiesa: anzi questa è stata ampliata dalla parte anteriore, e ripulita di nuovi stucchi in questo corrente anno 1786. Ed è da sapersi che l'Eminentissimo Cantelmi diede il permesso a questa nuova Casa di Religiosi pro majori animarum subsidio: come si ha dalla relazione di esso Cantelmi fatta alla Sacra Congregazione de' Concilj rapportata nel suo Sinodo pag. 154. in 4.
 

LA CAPPELLA DEI LANDRIANI

 All'estremità del basso corpo delle ex scuderie, nettamente emergente, si trova l'elemento più prezioso di tutto l'insieme: la "Cappella pubblica".  Pur nel suo ridotto impianto, essa suscita vivo interesse, per la libertà compositiva con cui è delineata, svincolata dai consueti temi spaziali delle chiese urbane. Costruita contemporaneamente all'annesso palazzo, fu dedicata alla Santa Croce; simbolo che ricorre nella chiave del portale, nei capitelli delle paraste dell'invaso e, principalmente, nelle tre tele sistemate sulle pareti interne, firmate da Lorenzo De Caro, illustranti la vicenda della Croce: Crocifissione, Deposizione dalla Croce, Ritrovamento della Croce.  Queste ultime due sono datate rispettivamente 1751 e 1756. L'interno, scandito da lesene e da semplici fasce di stucco, è a pianta rettangolare, con i lati nel rapporto di due a uno.  Lo spazio è però nettamente diviso in due settori.  Quello corrispondente all'altare,  smantellato un decennio addietro, facendo salvi i due angeli scolpiti nel 1753 da Fortunato Onelli, uno dei quali andò disperso, di poco sopraelevato sulla rimanente parte e coperto con una volta estradossata molto ribassata, è più raccolto e doveva trovarsi in lieve penombra: effetto annullato poi dall'apertura di un'ampia finestra.  Invece, la zona antistante è preceduta da una breve balconata, sorretta da colonne di pietra, ed è conclusa, in alto, da una scodella ellittica, sormontata da un cupolino. L'articolazione pi˘ felice della cappella è rappresentata dalla facciata su via Gravina, caratterizzata da uno svolgimento poligonale, con il lato frontale, fortemente sporgente, raccordato in curva con la cortina delle ex scuderie. Analogamente alla soluzione adottata per il palazzo, essa è scandita da lesene giganti con capitelli compositi.  La sganciata zona dell'attico ripete il sinuoso movimento della parete sottostante, vivacizzandola mercè l'uso di strette cuspidi. Tra le due paraste centrali, concluse da un timpano a forma di trapezio isoscele, profondamente scavato nel centro, si scorge, a partire dall'alto, una finestra dall'insolito profilo ottagonale, che poggia su una finta balaustra. Quest'ultima sovrasta un originale portale, preceduto da una fantasiosa scalinata, entrambi in pietra di piperno, il cui colore scuro contrasta vivacemente con gli stucchi chiari dell'insieme.
..da Il Landriani - testimonianze di storia ed arte
Giuseppe Fiengo

 

CHIESA DELLA NATIVITA’ E S.CIRO

 La costruzione della chiesa iniziò nel 1633 , in sostituzione della prima chiesa di S.Maria delle Grazie ubicata a Largo Croce, eretta nel 1627 e distrutta dalla tremenda eruzione del Vesuvio del 1631.I lavori per la costruzione della nuova chiesa  durarono circa dieci anni e finalmente nel 1642, con una solenne cerimonia, la chiesa fu consacrata alla“ Vergine Nascente”.   La seicentesca chiesa nel 1743 fu ampliata e rinnovata nello stile barocco dall’architetto Domenico Antonio Vaccaro. L’interno della chiesa si presenta a tre navate con file di colonne ed archi.  La pala dell’altare maggiore del 1666,che raffigura la Nascita della Vergine, è opera del pittore Luca Giordano.Altre preziose tele che ornano la chiesa sono: La Concezione e un S.Lazzaro del Bonito, La Divina Pastora, opera del pittore Ludovico Vaccaro, figlio di Domenico Antonio, ed infine la bellissima statua del Medico e
Eremita S.Ciro,realizzata dallo scultore Ferdinando Sperandeo nel 1770. Verso il 1758 iniziarono  i lavori di allungamento della chiesa  dalla parte delle porte di ingresso e furono anche costruiti i due campanili. I lavori alla facciata barocca furono portati a termine molto probabilmente da Ludovico Vaccaro,  succeduto alla direzione dei lavori dopo l’avvenuta morte del padre nel 1745. Dopo vari interventi  di restauro avvenuti nel 1853 e quello del 1929, che trasformarono  completamente la  facciata barocca, la chiesa ha perso il suo antico  pregio artistico, opera di uno dei più importanti architetti del settecento napoletano. Per fortuna, invece della primigenia  architettura Vaccariana si conserva quasi integra la cappella della Arciconfraternita del SS.Sacramento adiacente la
chiesa.
 
 
CHIESA E CONVENTO S.ANTONIO 
 
La Chiesa ed il Convento di S.Antonio  e’ uno degli edifici religiosi più antichi di Portici. In origine il palazzo era dedicato  a S.Francesco. La sua fondazione viene  attribuita  allo stesso San Francesco nel XIII secolo, ma i documenti  dicono che fu il nobile Gualtiero Galeota , nel XV secolo che donò ai frati il convento da lui costruito. 
Nella prima metà del settecento si eseguirono dei lavori di rifacimento architettonico nello stile barocco che ancora oggi possiamo ammirare in tutta la loro grazia nei  delicati stucchi delle volte della chiesa,che riflettono il gusto e lo stile nel noto Domenico Antonio Vaccaro. Ben poco rimane invece dell’ antica  architettura del Quattrocento  e Cinquecento.Nella chiesa si conservano delle pregevoli opere d’arte.  Un magnifico trittico del 1513 di Stefano Sparano, raffigurante Maria Vergine delle Grazie con S.Giovanni e S.Francesc, una bellissima statua lignea del ‘500 di S.Antonio. Il convento possiede inoltre una ricca biblioteca di preziosi  volumi antichi.
 
 
 
RITIRO DELL’ ADDOLORATA
 
Prende il nome dal omonimo edificio con cappella chiamato:“Ritiro dell’Addolorata”. Questo fu fondato nel 1793 dal parroco Nicola Nocerino  per dare un aiuto alle povere orfanelle del paese che in questo istituto ricevevano educazione ed istruzione.Alla morte del Nocerino l’istituzione fu diretta dal sacerdote Don Francesco Ambrosiano. Nel 1857 l’edificio  fu ampliato e la chiesa dedicata all’Addolorata fu arricchita di altri due altari. Nel 1934 si stabilirono poi le  “ Suore del Preziosissimo Sangue ”, negli anni ’70 le religiose  si trasferirono in via Libertà. Il periodo di degrado dell’edificio incomincia  negli anni ’80, quando a seguito dell’emergenza abitativa creatosi dopo il tragico terremoto del 1980, il comune vi alloggiò  alcune  famiglie. Attualmente l’immobile è proprietà  della Provincia di Napoli. 
 
 
 
EX CONVENTO DEI GESUITI E S.MARIA DEL BUON CONSIGLIO 
 
E’ uno dei pochi edifici religiosi nel paese risalente al XVII secolo.  La sua fondazione la si deve a Donna Maria Bermudez de Castro, che dal 1620 donò  mille ducati annui alla Compagnia di Gesù per la costruzione di un ospizio per il ricovero dei Padri Gesuiti. Nel 1629 risulta che i religiosi avevano già costruito un piccolo edificio di sei stanze, in una di esse al piano terra, vi avevano eretto una piccola cappella dedicata a Santo Ignazio da Layola, fondatore dell’ordine.  Nel 1631 un’eruzione del Vesuvio travolse i paesi vesuviani e Portici fu investita da ben due torrenti di lava , uno dei due distrusse la piccola chiesetta del paese di S.Maria delle Grazie , ubicata nell’attuale “ Largo Croce “, costruita appena nel 1627.  Miracolosamente il convento fu soltanto lambito dalla lava ed i religiosi  attribuirono lo scampato pericolo alla protezione della Madonna di Monserratte e, per gratitudine, alla destra dell’edificio costruirono una nuova chiesa (l’attuale Chiesa del Buon Consiglio e S.Luigi ), dedicandola  appunto al suo nome.  Attualmente la chiesa internamente conserva ancora un aspetto seicentesco. L’interno si presenta a croce greca e comprende una navata con quattro cappelle laterali e, tranne le due grandi tele non firmate rappresentanti “S.Francesco Saverio”  e  una “Natività della Vergine” , risalenti probabilmente alla prima metà del Settecento, non vi è nulla di importante. Il convento  invece conserva al suo interno quasi tutti gli elementi architettonici e decorativi seicenteschi.  Sono sopravvisuti gli ampi corridoi con le belle volte a vela, i massicci stipi di piperno delle porte, il grande scalone con i gradini  in pietra lavica ed il  portico del chiostro che dava sul giardino, oggi purtroppo irriconoscibile a causa delle tamponature che hanno chiuso i vani degli archi. Interessante è la cappella privata posta al primo piano (anche detto piano nobile) con le sue semplici decorazioni in stucco. I gesuiti sono stati una presenza importante nella vita religiosa di Portici infatti, sono stati loro a diffondere il culto di S.Ciro, santo della loro Compagnia che si venera tuttora nella loro chiesa del Gesù Nuovo a Napoli dove sono conservate le spoglie del santo.Nel 1776 i  porticesi  lo proclamarono Santo patrono della città.Nel 1767, re Ferdinando IV espulse dal Regno di Napoli la Compagnia di Gesù e tutti i loro beni furono confiscati, così il convento fu adibito ad alloggio per il Real Battaglione Ferdinando, Accademia per giovani ufficiali di Guardia Marina. Tra i cadetti d’istanza a Portici vi furono Gaetano Filangieri e Francesco Caracciolo. Il primo è stato uno dei grandi intellettuali della cultura illuministica napoletana del Settecento e autore de “La Scienza della Legislazione”. Il secondo è stato invece uno dei martiri della gloriosa Repubblica Napoletana del 1799. Il Caracciolo, fu fatto impiccare ignobilmente dall’ammiraglio inglese Orazio Nelson.L’Accademia di Portici si può definire la progenitrice della più conosciuta e prestigiosa scuola militare “Accademia della Nunziatella ”di  Napoli. Per alcune clausole testamentarie  il convento passò alla Casa Santa degli Incuraboli ed i cadetti furono trasferiti nella villa Favorita in Resina (Ercolano). Nel 1804 Ferdinando IV , vi installò una fabbrica di nastri e fettucce di seta, da cui il nome “Caserma Nastri ”.  In seguito divenne quartiere dei veterani e durante la Prima Guerra fu adibito ad ospedale.Nel 1928 fu trasformata in sede comunale mentre attualmente ospita una Scuola Media Statale ed alcuni uffici comunali.
 
 
 
CHIESA DI S. LUIGI
 
Attualmente la chiesa internamente conserva ancora un aspetto seicentesco. L’interno si presenta a croce greca e comprende una navata con quattro cappelle laterali e, tranne le due grandi tele non Firmate rappresentanti “ S.Francesco Saverio”  e  una “ Natività della Vergine, risalenti probabilmente alla prima metà del Settecento, non vi è nulla di importante.  Il convento invece conserva al suo interno quasi tutti gli elementi architettonici e decorativi seicenteschi. 
 
 
 
CHIESA DELL’ IMMACOLATA  CONCEZIONE 
 
In via Immacolata  troviamo la omonima chiesa che in origine aveva il nome di Chiesa dell’Arciconfraternita dell’Immacolata Concezione, fondata nel 1790. La confraternita ha però origini più antiche; fu fondata nel 1584. Originariamente era ubicata nell’ antichissimo convento di S. Francesco (oggi S.Antonio).Per volontà di re Carlo III la congregazione fu  estromessa dal convento ed il sodalizio allora decise di acquistare un suolo poco distante dove fu costruita l’attuale chiesa.Nel 1783 la congregazione fu dichiarata da Ferdinando IV Reale Arciconfraternita.Nel 1850 la chiesa ebbe il privilegio di essere visitata dal Papa Pio IX, che era esule a Portici.La Congrega  conserva ancora  un magnifico abito regale di seta pura, dono della regina Maria Cristina di Savoia. 
 
 
 
CAPPELLA S.MARIA DELLE GRAZIE
 
Cappella gentilizia eretta dal marchese Bassano nel 1886 e dedicata a S.Maria delle Grazie. Bello il portale di piperno della piccola chiesetta difeso da una cancellata in ferro. L’interno della cappella è di forma rettangolare abbellito da una decorazione bicromatica. Alle pareti vi sono lesene e capitelli corinzi. Il soffitto tondo accoglie un affresco rappresentante un gruppo di angeli. Sull’altare un dipinto di bella fattura in stile bizantino raffigurante La Madonna delle Grazie.
 

 
CHIESA DI S.MARIA DELLA POTENZA IN S.NICOLA
 
Piccola chiesetta  una volta dedicata a S .Nicola. Essa ha origini seicentesche. Dopo il 1860 la cappella restò chiusa per molto tempo ma alcuni sacerdoti volontari si prodigarono per farla riaprire e fu così che, nel 1873, in essa venne fondata la Congregazione dello Spirito di S.Maria della Potenza. Durante la Guerra la chiesetta restò nuovamente chiusa e solo nel 1946 fu di nuovo riaperta al culto. 
 
 
 
CHIESA DELL'ADDOLORATA
 
In rapida salita  via Addolorata ( già Cupa di Aniello Longo ) e’caratterizzata dagli enormi spuntoni di lava solidificata, formatosi dalla eruzione del Vesuvio del 1139. Anticamente  In questo luogo era chiamato dagli abitanti  “Bosco di Cremano”. In questa strada, nel 1832, il  Sacerdote Del Mastro, costruì la nuova Chiesa dell’Addolorata, prima  succursale della parrocchia madre di S.Maria della Natavità e S.Ciro.
 
 
 
CAPPELLA SANTA MARIA DELLA PURITA’
 
La piccola  cappella e’ situata all’interno della settecentesca Villa Giordano. Da documenti di archivio è emerso che la cappella fu eretta nel 1767 dai coniugi Agostino Schisano e Antonia della Noce, ed era dedicata alla Madonna della Purità. La facciata in forma gotica è di fattura ottocentesca. 
 
 
 
CHIESA DEL SACRO CUORE
 
Fu costruita per volontà del sacerdote Domenico Marchiorre. I lavori furono diretti dall’architetto Vergara Cottarelli come si può rilevare da una lapide murata al lato sinistro dell’ingresso che indica la data 1897-1913. Il romanticismo si pone come momento di totale libertà dell’artista in contrasto con il neoclassicismo, fredda imitazione dell’arte classica, quale reazione alle enfasi barocche sono il romantico e il gotico, la costruzione e di stile neogotica. Il Cardinale Alessio Ascalesi la eresse a parrocchia nel 1925.
 
 
 
CHIESA DELLA SALUTE
 
Chiesa della Salute, in Via Verdi al civico 25 fu fatta costruire nel 1906 per opera del porticese Pasquale Scognamiglio un celibe molto religioso che la lasciò al suo figlioccio Don Salvatore Tarallo. Nel  1934  il Cardinale Alessio Ascalesi la elevò a Parrocchia e nello stesso anno fu nominato Parroco Don Francesco Formicola. Questi completò il campanile e vi collocò le quattro campane, fece costruire il battistero, il pulpito e arricchì la chiesa del corredo liturgico. La chiesa è stata recentemente ristrutturata.
 
 
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