sabato 25 febbraio 2017
 
 
 
ITINERARIO ARCHEOLOGICO

 IL VESUVIO

Vulcano della Campania, a sud-est di Napoli, il più noto e studiato della Terra, è costituito dall'antico cono del MonteSomma (m. 1132), che termina con un enorme cratere (caldera), largo circa 3500 m., entro il quale si è formato il Gran cono, detto propriamente, che raggiunge i 1186 m. d'altitudine, ed ha un cratere di circa 700 m. di diametro. Tra l'orlo del Somma e il Gran cono si apre un'orrida valle, larga in media 500 m., che ad ovest prende il nome di "Atrio del Cavallo", ad est di " Valle dell'inferno" generata dallo sprofondamento dell'antico Vulcano di cui il Monte Somma è un relitto. Il V. non ebbe nell'antichità la fama dell'Etna ed era ritenuto un vulcano spento. Nel 63 a. C. diede i primi segni di vita con un terremoto, prodottosi forse per un'eruzione mancata; nell'anno 79 il condotto vulcanico si riaprì e si ebbe la spaventosa eruzione che seppellì Pompei, Ercolano, Stabia ed altri centri sorti sulle sue pendici. Da allora le eruzioni si susseguirono, intercalate da periodi più o meno lunghi di riposo. Particolarmente disastrosa fu quella del 1631, che fece 4000 vittime. Dopo questo parossismo il Vesuvio iniziò una serie di cicli attivi. Nel 1737 le lave invasero l'abitato di Torre del Greco, nel 1767 avanzarono verso Napoli, nel 1794 invasero di nuovo e distrussero Torre del Greco, nel 1872 distrussero Massa e S. Sebastiano, nel 1906 rovinarono BoscoTrecase, Ottaviano e S. Giuseppe Vesuviano. Efflussi di lave si ebbero ancora nel 1926, 1927 e 1928 e nel 1929, in cui rimasero devastati Pagano di Sopra e di Sotto, e quella del 1944, la cui colata lavica, ancor oggi riconoscibile nell'Atrio del Cavallo, si è spinta ben oltre l'abitato di S. Sebastiano.
E' anche da ricordare che l'area del Vesuvio si distingue per la grande, forse unica, varietà di specie mineralogiche, presenti in un territorio di poche diecine di chilometri quadrati, e che è possibile ammirare come cristallizzazioni a volte molto attraenti in varie collezioni museali.

 

IL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO 

L'istituzione del Parco Nazionale del Vesuvio, avvenuta nel giugno del 1995 in applicazione della legge quadro sulle aree protette, giunge dopo oltre venti anni di iniziative dell'ambientalismo italiano volte alla conservazione dell'unico vulcano continentale attivo d'Europa, e di uno dei vulcani più famosi del mondo, oggetto, nel dopoguerra, di aggressioni inaudite fatte di cemento, asfalto, rifiuti, traffico, incendi e così via. Il Parco Nazionale si pone quindi due obiettivi importanti: in primo luogo salvaguardare il territorio vesuviano dalle aggressioni ambientali; in secondo luogo promuovere la conoscenza dell'area vesuviana e sommana fuori dagli stereotipi del turismo di massa. Far conoscere cioè quegli aspetti inediti del vulcano, osservabili solo con le passeggiate a piedi, lontano dal rumore della strada provinciale, quelle tradizioni e quella agricoltura ancora ricche di valori e sapori, quella natura selvaggia e aspra che solo un approccio disteso e calmo può far godere appieno.
Il Parco si estende su di una superficie di 8482 ettari, comprende il complesso vulcanico del Monte Somma (1132 metri) e del Vesuvio )1281 metri). Interessa il territorio di 13 comuni: Ercolano, Torre del Greco, Trecase, Boscoreale, Boscotrecase, Terzigno, San Giuseppe Vesuviano, Ottaviano, Somma Vesuviana, Sant'Anastasia, Pollena Trocchia, Massa di Somma, San Sebastiano al Vesuvio.
Ospita al suo interno una Riserva forestale gestita dall'ex ASFD, la Riserva Tirone - Alto Vesuvio.
Tutela il vulcano più famoso del mondo, quello responsabile dell'eruzione del 79 d.c. che distrusse Pompei e che fu così ben descritta da Plinio, quello narrato dagli scrittori classici, quali Seneca, Vitruvio, Marziale, Cassiodoro, oltre al già citato Plinio, oppure quello visitato nel Grand Tour da personaggi del calibro di Casanova, Goethe, Mozart, Stendhal, Shelley, Dumas, Dickens, Andy Warrhol, e con essi tantissimi uomini attratti dal fascino unico che questo monte di pietra lavica esercita sul visitatore.
 
Situazione attuale. Il Parco del Vesuvio a differenza degli altri parchi o aree protette italiane, sorge in un contesto territoriale particolare sia per l'eccezionale importanza delle preesistenze archeologiche e monumentali che per la presenza di centri abitati molto congestionati.
Infatti, più che altrove è evidente la complessità del rapporto che deve istituirsi tra parco e contesto territoriale, al fine di una equilibrata coesistenza ed integrazione degli stessi.
Oggi l'accessibilità al parco è problematica per la tortuosità e la esiguità delle strade nonchè per la difficoltà di attraversamento dei centri abitati disposti lungo i percorsi. I cinque accessi da San Sebastiano, San Giorgio, Torre del Greco, Boscotrecase ed Ottaviano sono assediati, nella parte bassa, da un abusivismo edilizio spesso incontrollabile, mentre risulta impropria la strada asfaltata che giunge fino a quota mille, Cioè a soli 281m. dalla sommità del cratere. La viabilità ordinaria non è connessa con quella ferrata mediante adeguati  scambiatori intermodali di traffico e scarseggiano parcheggi pubblici e privati.
Naturalmente la sovraurbanizziazione dilagante, mentre continua ad arrampicarsi lungo le pendici del vulcano verso zone a rischio sempre crescente, tende altresì a saldare i centri urbani pedemontani in una conurbazione, con disastrose conseguenze, sia per le infrastrutture primarie e secondarie, che per le attività produttive le quali risultano asfittiche anche per il mancato apporto delle "economie esterne" derivate da un adeguato inquadramento terziario del territorio.
 
OBIETTIVI DEL PARCO.
Il parco si inscrive nella più generale strategia di decongestione dell'area. Esso deve garantire: il riequilibrio ambientale, orientato alla riduzione della pericolosità; il coordinamento delle linee di trasporto in un organico sistema ferro-gomma-mare, soprattutto per l'emergenza; il riequilibrio dell'ecosistema mediante il ripristino delle originarie colture agro-silvo-pastorali; la delocalizzazione delle attività inquinanti od obsolete e il restauro ambientale delle aree di sedime; lo spostamento dei baricentri urbani verso valle, mediante la creazione di "centri di servizi" a scala intercomunale; la riqualificazione delle attività produttive primarie e la ristrutturazione di quelle secondarie compatibili con l'ambiente.
Quindi l'area del parco dovrebbe comprendere l'intero ecosistema vulcanico ed il naturale assetto idrogeologico, in modo da salvaguardare il deflusso delle acque meteoriche dalla sommità sino al mare, al fiume Sarno, ai Regi Lagni, al Volla. Tale delimitazione dovrebbe includere anche il sistema dei siti archeologici, delle ville vesuviane e della Reggia di Portici sino agli antichi attracchi marini ed alla linea di costa. Quindi il parco si dovrebbe articolare, a partire da un'area centrale, in ramificazioni che penetrano tra
i centri abitati congestionati. Si eviterebbero, così la saldatura delle aree urbane e la chiusura dei varchi per il deflusso delle acque consentendo un nuovo rapporto con le "vie del mare" e con la grande viabilità, riorganizzata anche per l'emergenza.
In tal modo si garantirà sia la tutela rigorosa dell'ambiente naturale che una originale integrazione delle "vie del mare" con le preesistenze monumentali del "Miglio d'oro", con il sistema dei parchi archeologici e la stessa area del Parco Naturale.
 

 

 
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