mercoledė 18 ottobre 2017
 
 
 
ITINERARIO STORICO
Villa Lauro Lancellotti
 
Corso Garibaldi 227, 231

E' opera dell'architetto Pompeo Schiantarelli che la realizzò nel 1776; mostra un disegno estremamente semplice e rigoroso, caratterizzato dall'impiego del bugnato rustico, nella zona centrale della facciata, in contrapposto alla sobria decorazione dei corpi laterali.
La villa fu famosa per la ricchezza delle due decorazioni interne. Anche il giardino, collegato alla fabbrica, da un graduale passaggio di terrazze e scale, era arricchito da piccoli corpi di fabbrica tra cui il padiglione settecentesco a pianta centrale con quattro fornici e decorazioni di statue, vasi ed elementi architettonici di notevole pregio.


Esedra villa Buono

Largo Ricci

Di fronte al magnifico palazzo, fatto costruire nel 1750 dal principe della Riccia, Bartolomeo di Capua, sorse, sul lato opposto della strada, il corpo di fabbrica in forma di esedra, ospitante la chiesetta e gli alloggi per la servitù. Purtroppo, l'edificio principale, con il parco ornato di statue e fontane, è andato totalmente distrutto, mentre il fabbricato minore fu tagliato nel 1893 per l'apertura della via A. Diaz.  La piccola esedra, tuttavia, definisce uno spazio urbano di notevole interesse, caratterizzato dall'elegante composizione del piccolo edificio, disposto secondo un'ampia curva e compreso tra due pilastri simmetrici decorati da mascheroni.


Villa Meola

Via Marconi, 49

Costruita nel 1724 dal marchese Danza, passata poi ai Tagliavia di Aragona e, nel 1911, al dottor Meola, la villa è attribuita da Roberto Pane a Domenico Antonio Vaccaro. Ancora più della facciata sulla strada con il suo ricco portale, è di grande interesse il cortile dove una graziosa scala aperta, è inserita in una piacevole composizione decorativa di gusto rococò. Le trasformazioni eseguite dopo il 1911 e soprattutto le sopraelevazioni hanno fortemente alterato la forma primitiva.


Collegio Landriani

Via Gravina, 8

Don Giuseppe Lecce fece costruire intorno al 1754 la villa con la cappella dedicata alla SS. Croce ed il meraviglioso parco; tutto passò poi a D. Vincenzo Vella – come è ricordato nella pianta del duca di Noja: “casino e delizie del Vella” - e, quindi, al duca Orsini di Gravina che si dedicò a rendere più maestoso il palazzo e, soprattutto il parco cui i botanici Petagna eTenore dedicarono un importante studio.
La splendida villa, luogo di convegno della nobiltà napoletana e della stessa regina Carolina D'Austria, si articola intorno ad un vasto cortile sul quale si aprono due sale simmetriche ad archi rampanti. Assai pregevole la cappella che presenta una graziosa gradinata di accesso con balaustra in pietra ed un elegante portale in piperno. L'edificio è stato modificato da lavori di trasformazione nel 1913, nel 1948 e, ancora in tempi più recenti quando è divenuto collegio Landriani.

Villa D' Elboeuf

Ferdinando Sanfelice nel 1711 costruì la villa per il Duca D'Elboeuf Emanuele Maurizio di Lorena che arricchì ben presto la splendida dimora con i reperti archeologici di eccezionale valore che egli trasse per primo dagli scavi di Ercolano. Nel 1716 però la villa passò al duca Cannalonga Giacinto Falletti i cui eredi la vendettero nel 1742 a Carlo di Borbone che l'adoperò come dipendenza al mare del vicino palazzo di Portici per divertirsi nella pesca. Più tardi Ferdinando IV fece costruire non lontano i “bagni della regina”, un piccolo edificio balneare di gusto neoclassico collegato alla reggia di Portici.


Palazzo Mascabruno

Via Università, 48, 52

Nel 1754 ad opera di Tommaso Saluzzi iniziarono i lavori per la costruzione delle Regie Scuderie volute da Carlo III di Borbone. LA costruzione delle scuderie fu sospesa per qualche tempo per la scoperta di reperti archeologici; ripresi i lavori, sorse il vasto palazzo attuale con quattro grandi cortili. Esso era destinato a quartiere delle truppe regolari; inoltre, erano sistemati spaziosi alloggi per gli ufficiali e le loro famiglie. Gli spazi interni presentano ancora oggi dimensioni notevoli che conferiscono loro carattere di grandiosità.


Palazzo Valle

Via Università, 93

Un preesistente edificio (l'originario palazzo Valle) posto quasi di fronte al palazzo Mascabruno dall'altro lato della strada, venne trasformato nel 1787 per volere di Ferdinando IV in caserma delle Reali Guardie del Corpo. E' notevole il portale neoclassico, di ingresso dalla strada, con due lesene liscie concludentesi superiormente con due marmoree teste di cavallo.


Palazzo Reale

Nella zona dove aveva intenzione di sviluppare un'ampia campagna di scavi, Carlo di Borbone volle edificare una reggia, circondata da un vastissimo bosco (e riserva di caccia) estendentesi dalle falde del Vesuvio fino al mare.
Nell'area prescelta, in prossimità di Ercolano, ove sorgevano già le ville del principe di Palena, del principe di Santo Buono ed altre, a partire dal 1740, Antonio Medrano e Antonio Canevari diedero esecuzione al grandioso progetto. L'edifico principale è diviso dalla strada Regia che lo attraversa in due corpi di fabbrica: il palazzo inferiore che si apre verso il mare con una monumentale facciata che si prolunga in due bassi corpi di fabbrica coperti a terrazza ed il palazzo superiore rivolto verso il Vesuvio. Sotto gli archi del primo cavalcavia (venendo da Portici) si incontra poi il sontuoso portale della cappella del palazzo con una navata unica a pianta ottagonale e presbiterio, che era stata inizialmente concepita come teatro di corte. Altri porticati, ampi scaloni con pareti e soffitti affrescati e decorazioni con statue, grandi ambienti coperti a volta, con stucchi, pitture, lavori in marmo – spesso pregevoli opere di artisti quali il Del Re, il Ruta, il Canart - nonché preziosi reperti archeologici, statue e pavimenti musivi testimoniano dello splendore della residenza reale, che comprendeva tra l'altro, un ala (l'ex palazzo Caramanico) sistemata a museo. L'immenso parco, disegnato e sistemato da Francesco Geri con chioschi, fontane, peschiere ed elementi romani di scavo, fu ulteriormente arricchito da Ferdinando IV con altri padiglioni come “il castello, il gioco del pallone, la casa dell'acqua ecc.”. Dopo il 1860, l'intero complesso subì una fase di decadenza e di abbandono e nel 1872 l'amministrazione provinciale di Napoli lo acquistò evitando in tal modo la vendita all'asta in diversi lotti che ne avrebbe segnato con il frazionamento la definitiva perdita. Attualmente la reggia ed il parco sono in gran parte destinati ad ospitare la facoltà di Agraria dell'Università di Napoli.


Villa Maltese

Corso Ercolano, 116

Un restauro di circa 60 anni ne ha alterato la forma primitiva cosicchè soltanto per alcune testimonianze scritte si può in parte immaginare l'originaria composizione progettata da Domenico Antonio Vaccaro intorno al 1730. Anche il giardino che nel '700 si estendeva sino all'antica Via Marina attualmente si interrompe circa a metà e presenta ancora una graziosa vasca ed alcune ottocentesche statue di cotto.
 
 
Villa Savonarola
 
Corso Giuseppe Garibaldi
 
La villa in stile neoclassico è opera di diversi progettisti: Nocerino, Improta, Cepollaro.Cambiò vari proprietari, fu poi acquistata dal noto industriale Fiore. L'ampio parco circostante, riportato alla bellezza originaria è attualmente utilizzato dal Comune per spettacoli e rappresentazioni teatrali.

Di recente è entrata a far parte del patrimonio immobiliare del Comune che, dopo un intervento di restauro, l'ha destinata a Spazio della Cultura. La facciata, simmetrica, che si eleva su due piani, evidenzia la predominanza assegnata alla zona centrale, che risulta più sporgente. E' costituita, al piano inferiore, da un portico con colonne di ordine tuscanico e pilastri agli angoli, mentre, al piano superiore, è caratterizzata dalla presenza di un ampio terrazzo. Gli elementi architettonici del portico sono ripetuti nella zona superiore, trasformandosi però in lesene di ordine ionico collegate da un festone di stucco bianco.
L'intervento di restauro ha privilegiato la scelta del colore grigio, assegnato agli elementi architettonici come pilastri, lesene, cornici e dal colore giallo per le restanti parti. Il grigio e il giallo sono colori caratteristici della pietra di tufo usata nell'architettura napoletana. lì prospetto laterale presenta negli angoli posteriori torri cilindriche destinate al corpo scala.
 
 
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