martedì 21 febbraio 2017
 
 
 
VILLA DI PIETRA BIANCA
Fra gli altri Palaggi, e Giardini, che ornano questa nostra Villa, mettiamo in primo luogo quello, che oggi si possiede dalla nobilissima Casa Caracciolo, e propriamente dall'Eccellentissimo Signor Principe della Torella, detto comunemente Pietra Bianca, e negli antichi tempi Leucopetra. Fu questo edificato da Berardino Martirano Segretario del Regno a tempo dell'Imperador Carlo Quinto, verso il 1530., indi passò in potere del Duca di Airola, di poi a D. Giacinto Testa, da questi a D. Antonio Plastina Eletto allora del Popolo, e da costui finalmente alli Signori Principi della Torella. Nel 1535. questo nobile Palazzo col suo delizioso giardino servì di alloggio per tre giorni all'Imperador  Carlo V., priacchè entrasse glorioso, ed acclamato in Napoli, dopo il ritorno della impresa di Tunisi, siccome leggesi in una Iscrizione in marmo situata sotto quella finestra, da cui affacciatosi l'Imperatore, concesse alcune grazie, e privilegi a nostri Cittadini, a preghiere fatteli da una Donna paesana, per nome Gesolmina, o Nina Palumbo, quali privilegi, come di portare in Napoli frutta, ed alcuni altri comestibili, senza pagar gabella, gode anche oggi la nostra Università. La Iscrizione mentovata è quella, che siegue.
Hospes, et si properas, ne sis impius,
Praetariens hoc aedificium venerator:
Hic enim Carolus Quintus Rom. Imp:
A debellata Africa veniens
Triduum in liberali Leucopetrae gremio
Consumpsit.
Florem spargito, et vale.
MDXXXV.
Donde mai l'Autore di questa Iscrizione abbia dato a questo luogo il nome di Leucopetra, non sò rinvenirlo. Le favole però rapportano, che essendo una certa Ninfa marina perseguitata da Giovani protervi, e da Fauni procaci, per difendersi dalle loro insidie, e sfuggire i loro occhi, si mutò in una pietra bianca nel lido di questa nostra marina: che perciò questo luogo, da indi in poi, acquistò il nome in Leucopetra, o sia bianca pietra. Ed in conferma di ciò, il Pontano, Berardino Rota, ed il Cortese in poetica espressione asseriscono, che detta Ninfa era altresì fortemente amata dal Vesuvio. Benchè però queste siano tutte sole, e favole, ci dimostrano pur tutta via l'alta antichità di questo luogo. Ed infatti Pietra Bianca viene mentovata da tutti i Scrittori antichi come una Villa, o una Contrada diversa totalmente, e divisa da Portici, sotto il nome greco latino di Leucopetra. Ma per far ritorno al testè cennato Palazzo della Torella, dove siam partiti, è da sapersi che questo è un edificio molto grande, capace di una numerosissima famiglia, con giardini, e viali al mare, su l'imboccatura di Portici nel venire da Napoli, arricchito di acqua perenne, come altrove dicemmo. … degna di considerazione, nel cortile di questo Palazzo, una Iscrizione sepolcrale di un fanciullo a tempi de' Romani e formata in marmo sopra di una specie di Tomba, che certamente ci dimostra l'altissima antichità di questo luogo. Degno ancora e da osservarsi nelle camere dell'appartamento nobile, oltre molte effigie di antichi Filosofi di insigne Pittore, un Crocifisso di  un solo pezzo di legno, alto al naturale di un Uomo, così ben formato, così al vivo, così al naturale grondante sangue, che in vederlo arreca un orror santo, e compunzione. Poggia i due piedi su di un scabelletto attaccato alla Croce, sopra del quale i detti due piedi sono fermati con due chiodi, ha la corona di spine a guisa di celata, o Cappello, il tronco della Croce è rustico al naturale, have in somma tutte quelle qualit‡ di un vero Crocefisso antichissimo. Si conserva in un divoto Oratorio privato, ed insensibile bisogna che sia, chi entrando non resti commosso, e sorpreso. Dicesi quÏ fusse lasciato dall'Imperador Carlo V., a cui era stato donato come una cosa più rara, e più insigne, che donar si potesse a un tanto Imperadore. In questo Palazzo, che tanto onora il nostro Portici, nel sopradetto anno 1535., vennero tutti i Cavalieri, Principi, Baroni, Duchi, Marchesi, e tutta la nobiltà di Napoli, e del Regno, ad ossequiare Carlo V. per la sua venuta, e fatto un numeroso stuolo di Carrozze, Cavalli, Fanti, lo condussero in Napoli tra il rimbombo dell'artiglieria, il fragore delle trombe, il suono continuo de' sacri bronzi, e tra il giubilo, gli festini, e l'applausi di tutto il Popolo, che quì accorso  era a vederlo. E così fe, per la Porta Capuana, la pubblica entrata in Napoli.
 
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