martedì 22 agosto 2017
 
 
 
VILLA MENNA
 I d'Amendola ospitarono più volte re Carlo e la regina Amalia, come ricordano le due lapidi poste nel vestibolo. Infatti, Carlo di Borbone vi si recava spesso perchè la palude intorno alla proprietà offriva un'ottima riserva di caccia e la regina amava passeggiare lungo la terrazza prospiciente il mare.Lo schema planimetrico della villa è a "doppia L" con una lieve asimmetria tra l'ala destra, più estesa rispetto a quella sinistra, forse per la preesistenza di alcuni edifici, distrutti durante l'eruzione del 1631. La fabbrica originaria comprendeva solo il piano rialzato destinato alla servitù e il piano nobile; il secondo piano fu probabilmente aggiunto quando la casa fu comprata dalla famiglia Torre. Nella pianta del duca di Noja del 1775 la villa risulta già essere di proprietà di Nicola Torre: è infatti, indicato come "Casino del Torra". La facciata, rifatta nell'Ottocento, è a tre piani, con un basamento a bugnato nel quale è inserito il portale. La parte superiore, scandita da lesene, si articola attraverso due ordini di finestre. L'interno, che conserva ancora la veste settecentesca, si sviluppa con una successione di spazi, lungo l'asse longitudinale di simmetria, in maniera più articolata e complessa rispetto al Palazzo Ruffo di Bagnara.Dall'androne si accede ad un vestibolo coperto da una calotta schiacciata, decorato da esili elementi vegetali in stucco che, partendo dai quattro spigoli, convergono in un rosone centrale. Un singolare movimento scenografico è stato creato, nel piccolo spazio del vestibolo, dalle arcate di varia ampiezza che si aprono sul cortile e dalle due scale poste simmetricamente ai lati, di cui quella a sinistra conduce solo al piano ammezzato. La facciata interna, molto rovinata da sovrapposizioni e aggiunte posteriori, la gran parte effettuate in tempi recenti, presenta, nella zona centrale del piano nobile, un'ampia balconata sorretta da arcate che scaricano su pilastri ottagonali. La sporgenza ad arcate del vestibolo con la terrazza soprastante rimanda di fronte ad un esedra che conclude il cortile e, attraverso due colonne sormontate da due vasi in terracotta, delimita l'ingresso al giardino. Un tempo, come mostra la pianta del duca di Noja, il giardino era formato da un lungo viale che conduceva al mare, ornato di statue, spalliere e sedili, ai lati del quale, come descrive il Nocerino, si apriva un bel parterre di aiuole fiorite e agrumeti.Attualmente l'antico giardino non esiste più: venduto e lottizzato è stato trasformato in un parco privato. Attraverso un percorso che costeggia sulla destra il moderno complesso di palazzine, si giunge al Lido Dorato. Qui è stata conservata l'antica terrazza che si affaccia sul mare, alla quale si arriva dopo aver attraversato un ponte sulla linea ferroviaria. Qui risultano particolarmente visibili gli effetti devastanti, dal punto di vista paesistico, prodotti dalla creazione della linea ferroviaria che ha completamente stravolto il rapporto delle ville con il giardino e il mare.
Scheda a cura dell'I.P.S.C.T. "F.S.NITTI" di Portici
 
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