venerdì 24 marzo 2017
 
 
 
VILLA D'ELBOEUF
 Questo elegante e bel palazzo, oggi in totale abbandono, che sorge in riva al mare all'imbocco del Granatello, fu fatto costruire dall'austriaco Emanuele Maurizio di Lorena principe d'Elboeuf. I lavori di costruzione ebbero inizio nel 1711 su progetto di Ferdinando Sanfelice. Fu necessario livellare il piano scosceso, formato dalle lave delle eruzioni vesuviane del 1631 e 1633. Scavando fossati e accumulando scorie e terreno si formÚ una grande piattaforma ove sorsero l'edificio ed un esteso bosco con piante rare provenienti anche da paesi lontani. La costruzione, assai più che per l'importanza del suo impianto planimetrico, divenne famosa per le statue e le suppellettili che il principe d'Elboeuf trasse per primo dagli scavi di Ercolano. A lui si debbono, infatti, i rinvenimenti che portarono allo scoperta della città sepolta. Quasi più nulla si conserva della villa del principe d'Elboeuf. il pittoresco porto borbonico, malgrado le trasformazioni, conserva ancora qualcosa del primitivo carattere ottocentesco. La villa presenta due portali simmetrici in marmo e piperno ai quali si accede da una doppia rampa collegata a un terrazzo panoramico. L'edificio, interamente trasformato nel tardo Ottocento nella villa Bruno, fu arricchito di stucchi e furono costruiti ulteriori due piani. Dopo solo cinque anni dalla fine dei lavori e precisamente il 9 luglio 1716 la villa fu ceduta dal principe di Lorena per 11.000 ducati a Don Giacinto Folletti, duca di Connalonga, come indicavano le due lapidi murate su i due ingressi. Nel 1742 gli eredi del Folletti vendettero la villa a re Carlo III, affinchè potesse servire come dipendenza marittima del vicino Palazzo Reale.Il re la comprò per potersi divertire nella pesca ed, infatti, fino ad una quarantina di anni fa, si potevano ancora vedere sulla spiaggia, dove ora si trova un piccolo cantiere navale, dei canali che convogliavano le acque marine per alimentare piccole peschiere scavate nella dura lava vesuviana. Al lato opposto delle peschiere si vedono i resti dei Bagni della Regina, una costruzione, fatta erigere da Ferdinando IV, a forma di ferro di cavallo, a due piani, con le cabine disposte tutt'intorno che affacciano su una balconata. I reali, per accedere direttamente a Villa d'Elboeuf, fecero costruire un viale che dalla Reggia attraversava tutto il parco. Alla fine di questo si attraversava un primo ponte su via Gianturco, abbattuto nel 1959 per i lavori di allargamento della strada, ed un secondo ponte sulla linea ferroviaria, tutt'ora esistente, che dava accesso al palazzo. Con l'unità d'Italia i beni dei Borboni furono alienati al Demanio, la villa fu messa all'asta ed acquistata dalla famiglia Bruno, nome che si legge sulle targhe dei pilastri di ingresso. Negli ultimi anni La villa Ë stata frazionata in diversi appartamenti, concessi in fitto, poi riacquistata da un unico proprietario.
Scheda a cura della S.M.S."O. Comes" di Portici

Il monumento rientra nel progetto "La scuola adotta un monumento" patrocinata dalla Fondazione Napoli Novantanove
 
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