domenica 17 dicembre 2017
 
 
 
LA PRIMA FERROVIA ITALIANA
 La prima ferrovia in Italia: Napoli-Portici
Il 3 ottobre 1839 Ferdinando inaugura gli otto chilometri del tratto Napoli-Portici. In Italia i progetti sardo-piemontesi, le linee Roma-Livorno nello Stato Pontificio e Milano-Venezia, sono stati bruciati sul tempo dall'iniziativa borbonica.
Era il dì 3 di ottobre dell'anno 1839. La popolazione della città di Napoli e delle terre vicine sapeva, per avvisi fatti pubblici, che seguirebbe con solennità l'aprimento della strada ferrata: accorreva in grandissimo numero, come ad uno spettacul nuovo. Finito il parlare del Re, un segnale fu dato di sopra il padiglione, cui risposero immantinente gli spari delle artiglierie de' forti del Granatello e del Carmine...
Così prende avvìo, sulla stampa degli Annali civili del Regno delle Due Sicilie, la descrizione di un avvenimento che è destinato a scuotere l'intera penisola d'Italia e l'Europa tutta. Come sempre, certi avvenimenti suscitano reazioni eccessive, in un senso o nell'altro. Nel Regno di Sardegna, ad esempio, la notizia è accolta male, i commenti acìduli, e poichè non si può negare il fatto, si cerca di sminuirne il merito borbonico giacchè ...la ferrovia di re Ferdinando nasce con il cervello e i franchi francesi.
La replica, altrettanto velenosa, non si fà attendere, e punta sul progetto di una linea ferroviaria Arona-Novara-Alessandria-Novi Ligure con diramazione per Torino che, negli intendimenti piemontesi, frustrati dall'iniziativa borbonica, sembrava destinata a una rapida realizzazione, poi rinviata per carenza di finanziamenti, poichè ...al re di Sardegna nessun cervello sano farebbe credito.... Ma siamo a livello di schermaglie, che lasciano il tempo che trovano. Quel che conta ora è che la ferrovia napoletana è una realtà.
... E ratto dalla stazione di Napoli mosse velocemente la locomotrice seguìta da nove grandi carri, in cui erano 258 uffiziali dell'esercito, dell'armata e delle regie segreterie di Stato. Sopra uno di que' carri scoperto, dava fiato alle trombe una compagnia militare; sopra un altro una mano di soldati agitava a dimostrazione di giubilo alcune aste con banderuole in cima. In nove minuti e mezzo la macchina giunse da Napoli al Granatello: e di là anco velocemente sen tornò quivi donde era partita. Allora il vescovo, vestito de' suoi abiti pontificiali, recitò le preghiere; indi benedisse la nuova strada ferrata, e mentre che tutti gli astanti si prostravano ginocchioni, le artiglierie facevano rimbombare l'aere d'una salva festiva. Ed ecco giungere un'altra volta la locomotrice col sèguito de' suoi carri, nel mezzo de' quali vedeva una carrozza corta per il Re e un'altra per la Sua regal corte. La macchina s'arrestò di sotto il ponte Carrione; il re con la sua regal famiglia per una scala apposta fatta discese sulla via ferrata...
Il treno a vapore parte dalla via dei fossi tra Porta del Carmine e Porta Nolana, percorre via Capasso, attraversa il sobborgo di Santa Maria di Loreto, passa sui ponti della strada dell'Arenaccia e del Sebeto, si dirige verso la strada regia delle Calabrie, si infila in un sottopasso, attraversa un rettilineo sulla spiaggia tra il Forte Vigliena e Villa Carione (Lido Aurora di Portici) per giungere al Granatello; quei vagoni trainati dalla locomotrice Vesuvio che percorrono otto chilometri in meno di dieci minuti rappresentano un primato. In Europa solo l'Inghilterra e il Belgio hanno preceduto Napoli. In Italia altri progetti (oltre quello sardo-piemontese, le linee Roma-Livorno nello Stato Pontificio e Milano-Venezia nel Lombardo-Veneto) sono stati bruciati sul tempo dall'iniziativa borbonica.
Gli otto chilometri iniziali della Napoli-Portici non avranno un gran sèguito. Nel 1859 si estenderanno a soli 124 contro gli 807 realizzati in Piemonte, 200 in Lombardia, 308 in Toscana. Questa carenza di incremento può essere attribuita auna scelta ben precisa di Ferdinando. Possibile che lo stesso sovrano che ha fortemente voluto quel fatidico primo tratto ferroviario, ne freni lo sviluppo? E perchè? Il motivo c'è e non è da poco. Può essere riassunto in una sola espressione: 'o quarantotto. I moti rivoluzionari risorgimentali spingeranno il sovrano borbonico a chiudere le porte alle iniziative con capitali stranieri. Lo Stato cercherà di far fronte coi propri mezzi a questa emergenza. Otterrà anche delle splendide vittorie: il Reale Opificio di Pietrarsa e la costruzione della prima locomotiva napoletana, progettata da Giovanni Pattison; ma non potrà evitare i danni ad un sistema economico costretto a subire gli attacchi di coloro, e sono tanti, che, in Italia e in Europa, stanno lavorando contro.
 
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