venerdì 24 marzo 2017
 
 
 
LA MUTA DI PORTICI
 .....da Quaderni Vesuviani
Il nostro vulcano è stato anche un "focoso" protagonista dell'Opera Lirica, chi l'avrebbe mai detto!
Si deve invece al francese Daniel Auber (1782-1871) l'entrata in scena di una formidabile eruzione che fa da sfondo al dramma partenopeo "La Muette de Portici" andata in scena a Parigi, al teatro dell'Opera, il 29 febbraio 1828.
Più che alla musica di Auber, l'opera dovette l'immenso successo alla novità del libretto che fu scritto da Eugène Scribe in collaborazione con Germain Delavigne.
Scribe creò una forma di spettacolo più moderno in cui agli indiscutibili effetti plateali si accompagnava una squisita caratterizzazione dei personaggi, il che si traduceva in un raffinato intrattenimento per la borghesia dell'età della Restaurazione.
La Muta di Portici può essere considerata il primo esempio compiuto di grand-opèra. Sebbene preannunciato dalle opere di Spontini e dai rifacimenti francesi di alcune opere di Rossini, grand-opèra ebbe il suo regolare atto di nascita solo con quest'opera di Auber il cui libretto, come ebbe a scrivere il Castil-Blaze, segnò un progresso immenso nella struttura del dramma cantato francese.
La struttura dei grand-opèra imponeva la suddivisione in cinque atti, che divenne quasi obbligatoria al pari della scelta di un argomento storico-rivoluzionario che forniva un pretesto per l'ambientazione variata al massimo e per l'incontro scontro tra le diverse classi sociali o fazioni politico-religiose.
La rivolta di Masaniello ne "La Muta di Portici" fu, quindi, la prima di una lunga serie (Guglielmo Tell di Rossini, L'Ebrea di Halèvy, Gli Ugonotti di Mayerbeer).
Le scene di massa, con l'intervento di popolo, cortei ed armigeri, si arricchivano con le danze, in genere due, una popolare ed una coreograficamente più elaborata. ...
........La prima interprete del ruolo della muta fu la famosa danzatrice francese Lise Nobiet che seppe dare una vera e propria lezione di parola mimata.
In uno spettacolo così complesso, la musica rappresentava un elemento fondamentale, ma non unico.  Lo schema teatrale predominava e, di conseguenza, il libretto aveva la prevalenza sulla musica.
Si creava così una discordanza tra l'andamento musicale ed il libretto, e la parola non era più, come avveniva nel Settecento, legata alla battuta.  Con Auber, l'ideale di recitar cantando si perdeva in lontananze ormai irraggiungibili.
La Muta di Portici conserva una deliziosa scrittura da opèra-comique con pretese di grandiosità. Rappresentata in tutto il mondo, l'opera raggiunse e superò nel 1871 il numero di cinquecentocinque rappresentazioni nella sola Parigi, ed è un vero peccato che oggi non sia quasi più rappresentata. Anche per noi sarebbe assai bello poter assistere ad uno spettacolo musicale che si conclude con la stupefacente eruzione del Vesuvio.

LA TRAMA
Nel giorno del suo matrimonio con Elvira, Alfonso (tenore) figlio del duca d'Arcas e vicerè di Napoli, è preso dai rimorsi per aver abbandonato Fenella, una povera ragazza muta a cui un tempo aveva promesso amore.  Nel frattempo Fenella (danzatrice) per sfuggire alle proposte amorose di Selva (basso), ufficiale dei vicerè si rifugia presso Elvira (soprano).  Questa, ascoltata la storia e mossa da compassione per il suo stato le promette aiuto, ignorando che la causa dei suoi dolori è proprio Alfonso.  Questi conduce Elvira all'altare e il fastoso corteo richiama l'attenzione del popolo tra le cui fila c'è la povera Fenella, che scopre così la verità.  La ragazza viene avvicinata da Elvira che intende adempiere alla sua promessa, ma, interrogatala, scopre con dolore l'inganno di Alfonso.
Nel frattempo Masaniello (tenore), preoccupato per la scomparsa di sua sorella Fenella, temendone il rapimento da parte di Selva, decide di andare a liberarla e di rivoltarsi contro lo straniero oppressore.  Improvvisamente giunge Fenella che gli racconta la sua storia per cui Masaniello decide di vendicarne l'onore oltraggiato.
Intanto Elvira, perdonato Alfonso, pretende di prendersi cura della ragazza e invia Selva in sua ricerca questi la trova nella piazza dei Mercato, ma appena tenta di avvicinarsi, la ragazza si ritrae.  Masaniello accorre in sua difesa e, una volta messi in fuga i soldati, prega con i suoi uomini, Dio affinchè mandi in porto l'impresa rivoluzionaria.  Fatto ciò continua a mettere a soqquadro la città.  Dopo qualche tempo però, Masaniello è preda dei rimorsi per aver provocato tanti morti, vorrebbe cessare la rivolta, ma Pietro (basso) gli ricorda il suo dovere e gli chiede la testa di Alfonso.
Fenella ha udito tutto ciò e teme per l'uomo che ama. Rimasta sola, riceve la visita di Elvira ed Alfonso, che, travestiti, cercano un rifugio per sfuggire ai rivoltosi.
Dapprima Fenella è mossa da gelosia nei confronti della rivale, ma poi ricordando la generosità con la quale ella, un tempo, l'aveva accolta, decide di proteggere entrambi.
Giunge Masaniello che, ignorando l'identità di Alfonso, si dichiara felice di ospitare la coppia.
Arrivano Pietro e Borello (basso) che smascherano Alfonso; Masaniello tuttavia, avendo già promesso protezione fa scortare i due a Castel Nuovo.
Giungono le autorità che consegnano a Masaniello le chiavi della città e le insegne regali.  Trascorsi alcuni mesi, Masaniello vive una forte depressione causata dal rimorso di aver compiuto, nella sua vita, tante stragi; è solo nella sua stanza, quando gli giunge la notizia che i soldati dei re muovono alla riscossa. La passione per la causa popolare prevale sui sentimenti umani e Masaniello, gettandosi nella mischia viene travolto dalla folla e muore.
Nel preciso istante della morte del rivoluzionario si ode l'esplosione di una violenta eruzione del Vesuvio.  La scena si tinge di rosso, fra urla e spavento del popolo. Fenella, appresa la notizia della morte del fratello, si getta disperata nei torrenti di lava che traboccano dal vulcano.
 
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